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Venerdì, 29 Maggio 2020 19:00

L'osteria del pallone: la parola a Pierino Greco

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, del personale tecnico che quotidianamente allena giocatori e giocatrici rossoblu. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Oggi è il turno di Pierino Greco, co-allenatore, con Alberto Caci, della squadra di calcio a 11 rossoblu dalla passata stagione. A lui la parola.

 

Ciao Pierino, raccontaci la tua biografia sportiva, da calciatore e da mister.

Come giocatore ho militato sin dai pulcini nelle fila della squadra del mio paese: Oriolo (CS).
Poi, per un periodo, ho giocato nell'Intercampus, un progetto dell'Inter che mi ha consentito di imparare tanto e di conoscere persone splendide che mi hanno iniziato al mondo del calcio. Successivamente, sempre nella squadra del paese, ho giocato le categorie senior. Ricordo con tanta nostalgia quel periodo. Già da allora cominciava a farsi spazio l’allenatore che è in me: mi piaceva analizzare le sfide, cercare soluzioni tattiche e non perdere un contrasto. Ho da sempre voluto fare l’allenatore, è sempre stato un mio sogno diventarlo. Così, terminati gli studi universitari, ho deciso di intraprendere questa strada. Oggi dedico tanto tempo alla mia formazione, studiando ogni giorno, indefessamente, per migliorarmi.
Tutto è cominciato a Roma, nel Pigneto, nei campetti vicino casa che prima frequentavo solo per tenermi in forma dopo una parentesi di inattività calcistica. Qui ho avuto l’opportunità di cominciare la mia esperienza da allenatore in una piccola società di calcio a 5, all’epoca quasi del tutto priva di categorie agonistiche. La bravura, la forza e la voglia di rivalsa dei ragazzi del quartiere hanno provocato in me un coacervo di sentimenti ed emozioni difficili da descrivere, hanno alimentato la mia passione per il progetto, che orgogliosamente ancora oggi porto avanti, e l’affetto per chi ne ha preso, negli anni, parte. Questi ragazzi mi hanno dato e mi danno tanto. Ed è da questa esperienza che è cominciato tutto: lo studio intenso, i corsi, le partite, gli ottimi risultati conseguiti, la fame insaziabile di calcio.
Da due anni alleno l'Atletico San Lorenzo in tandem con il grande Mister Caci. Il San Lorenzo è una magia calcistica che ci ricorda dove nasce lo sport, dalla persona, e l’essenza prima e più pura del calcio, che consiste nella sua dimensione popolare e di coesione sociale. La passione che si legge negli occhi di chi fa parte del progetto, se potesse essere materializzata, dovrebbe essere introdotta nell'almanacco del calcio e insegnata, come supporto alla didattica classica, nei corsi dedicati alla formazione degli allenatori.

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Qual è il mister del calcio mainstream (del presente o del passato) a cui ti ispiri? Perché?

Non riesco ad individuare un’unica fonte di ispirazione. Prendo spunto dalle qualità che più apprezzo di più personaggi e, come se si trattasse di un puzzle, compongo il mio modello ideale di riferimento. In questa operazione sono fortunato. Questo gioco è sinonimo di gusto e i maestri non mancano.
Anzitutto, penso che Crujff abbia posto le basi di una didattica tanto divertente quanto efficace, mi riferisco anche al modo di insegnare nelle scuole calcio.
Poi mi piacerebbe saper insegnare calcio come Carletto Mazzone, sicuramente uno degli allenatori più empatici della storia. Era capace di creare amicizia con e tra i giocatori e aveva delle idee ben chiare nel modo di giocare. Già all'epoca riusciva a portare tanti giocatori in area, faceva pressing e schierava più qualità possibile in campo.
Mi piacerebbe essere furbo come Emiliano Mondonico. La furbizia e bravura nel saper cambiare in corso. La caratteristica di leggere gli incontri durante i 90 minuti è sempre stata per me una sua dote straordinaria. Mi innamorai di lui quando venne a Cosenza ed ho continuato a seguirlo e a studiarlo nel prosieguo della sua carriera.
Mi piacerebbe avere il coraggio di Zeman, che potrebbe essere idealmente rappresentato con l’immagine del calcio di inizio di ogni sua squadra. È stato senza dubbio un precursore dei tempi. Il calcio è spettacolo è va vissuto con coraggio.
Mi piacerebbe disporre del pragmatismo di Boskov. La sua interpretazione era molto semplice e unica nel suo genere. Lui ci ha insegnato che, spesso, la soluzione più efficace è proprio lì, sotto i nostri occhi. Basta solo saperla cogliere. Così nel calcio come nella vita.
E infine perché no, mi piacerebbe avere i soldi di Antonio Conte o di Pep Guardiola. Ma questa è un'altra storia.

 

Qual è il calciatore/calcettista più forte che hai allenato? E quello avversario che ti ha maggiormente impressionato/a? Il giocatore più forte con cui hai mai giocato? L'avversario più ostico da affrontare?

Rispondere a questa domanda mi viene difficile, perché mi piacciono tutti i miei giocatori nella misura in cui vivono la loro esperienza col cuore, danno positività al gruppo e si allenano seriamente. Per fortuna, ho trovato nella maggior parte dei ragazzi che ho allenato, seppur in diversa misura, queste caratteristiche. Penso al mio gruppo storico di Futsal, composto da ragazzi dotati di un'attitudine straordinaria e di una tecnica unica. Da allenatore è tanto fantastico poter provare tutto quello che si ha in mente grazie alla qualità dei ragazzi in rosa, quanto difficile individuare, su tutti, un giocatore più forte degli altri. In altri termini, senza voler essere a tutti i costi diplomatico, potrei dire che il giocatore più forte che ho allenato è il gruppo.
Per quanto riguarda, invece, la mia esperienza da calciatore, è più facile rispondere. Il giocatore più forte con cui ho giocato lo ricordo molto bene e si chiamava Francesco Varlaro. Il mio caro amico che purtroppo è venuto a mancare troppo presto. Un esempio di come si vive il calcio a 360 gradi. Ancora adesso, ricordandolo, mi offre parecchi spunti su come andare avanti.

 

Cosa ne pensi della federazione a cui è affiliata la tua squadra (Lnd)? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa cambieresti e cosa pensi debba fare una squadra di calcio popolare all'interno delle federazioni?

Questo è un capitolo molto complesso. Spesso percepisco la quasi totale assenza delle istituzioni e questo mi dispiace. È evidente che società come le nostre vengono trascurate. Ci tocca lottare costantemente per far sentire la nostra voce, ma sembra che tutto, molto spesso, venga deciso trascurando le vere esigenze del mondo dilettantistico. Il calcio popolare è la vera essenza del calcio ed andrebbe supportato per il suo fine di garantire a tutti il diritto di giocare e di mettersi in gioco, andrebbe valorizzato per le sue funzioni sociali. Vorrei vedere i rappresentanti delle federazioni anche nei campi e non solo seduti attorno ai tavoli.
Ritengo che, in questa fase storica, sarebbe necessario attivare strumenti di supporto psicologico destinati ai ragazzi, i quali non tutti provengono da situazioni agiate. Noi facciamo tanto per loro, ma ho il timore che solo il nostro impegno oggi non basti. Considerate poi che molti talenti vengono ignorati solo perché poveri, mentre il ragazzo della famiglia benestante a 16 anni magari può permettersi di avere il procuratore. Sarà lui ad andare avanti. Fin quando questo stato di cose non cambierà non riusciremo ad esprimere il vero potenziale calcistico effettivamente presente in Italia. Le federazioni, inoltre, dovrebbero aiutarci con strutture e materiali, perché tutti hanno diritto ad una crescita omogenea, soprattutto, nelle categorie giovanili. Il calcio non deve ammettere figli e figliastri.

 

Veniamo alla tua esperienza da allenatore alla guida dell'Atletico San Lorenzo: la pandemia globale in corso ha bloccato la stagione a poco più di due terzi del suo regolare svolgimento: rispetto alle premesse di inizio anno come giudichi il campionato fatto dai tuoi ragazzi?

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La stagione è stata bloccata proprio nel momento della nostra rinascita. Abbiamo avuto tante difficoltà quest'anno, ma non abbiamo mai mollato e sono convinto che ci saremmo salvati. Lo leggevo negli occhi dei ragazzi. Lo dimostra la vittoria contro la Virtus Aniene prima dello stop. Non la vedo come una stagione negativa. Anche in questo contesto di difficoltà, ho imparato tanto e che, a volte, un allenatore debba fare di necessità virtù, sfruttando al massimo l'attitudine di chi ha a disposizione in quel momento. Ci stavamo riprendendo e molti giocatori infortunati stavano recuperando. Io spero ancora di poter concludere la stagione, non mi era mai capitato, sia da giocatore che da allenatore, di non giocare l'ultima di campionato.

 

Quale partita da mister ti è rimasta maggiormente impressa? Quali i successi che ricordi con maggiore piacere? Quale/i sfida/e rigiocheresti per ribaltare il risultato maturato allora?

Non rigiocherei nessuna delle partite che ho perso. Se la squadra avversaria ci ha sorpreso ed è stata più brava di noi, chapeau! Nel calcio si impara dalle sconfitte e guai se non ci fossero. Il saper reagire alla sconfitta è il sale di questo sport. Per quanto riguarda la partita che mi è rimasta più impressa, sicuramente si tratta di quella giocata in casa, della scorsa stagione, contro il Pro Appio. Il pubblico, l'ambiente e i colori ci hanno dato una energia incontenibile. Sapevo prima del fischio di inizio che avremmo vinto e così è stato.

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Quale metodologia d'allenamento ti è più cara? Quale ritieni maggiormente efficace?

La mia metodologia è ben chiara a chi alleno, la palla la dobbiamo tenere noi e riprendercela subito una volta persa. Mi piace allenare la squadra sempre con la palla e creare situazioni che poi possono ripetersi nelle gare. Ai miei giocatori non do mai la risposta ai problemi, ma cerco di fornire loro i mezzi per fargli trovare da soli la soluzione. Mi piace lavorare con una metodologia ricca di situazioni, possessi palla, superiorità numeriche e la costante ricerca del terzo uomo. Mi piace che la mia squadra abbia coraggio nel giocare palla dal basso per arrivare ordinata in fase di rifinitura.

 

La tua federazione ha già decretato la sospensione dei campionati. Come ritieni si debba ripartire l'anno prossimo?

Purtroppo non ho le competenze scientifiche per poter rispondere a questa domanda. Io penso che il pubblico alle partite ci debba essere sempre e, fosse per me, ricomincerei oggi e giocherei una partita ogni due giorni. Ma bisogna stare attenti perché la salute è al primo posto. Se è vero che lo sport aiuta ad essere sani, è altrettanto vero che senza salute non può esserci sport.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare ai tuoi ragazzi in vista della prossima stagione.

Vi auguro di non perdere la voglia, di rimanere uniti e di stare bene. Presto ci rincontreremo e sono sicuro che, insieme, andremo più forte di prima.

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