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Martedì, 12 Maggio 2020 19:00

Ammazza che domenica che è stata

La nona puntata di "Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia”, la nuova rubrica di storia sull'Atletico e dintorni. Questa volta raccontiamo la mitica trasferta di San Basilio con una formula innovata a più voci: un estratto della cronaca surreale di Bartolo, quella più sportiva di Greco, e la commovente poesia di Marco Ki. In mezzo il solito contributo audio del Duka.

 

(vai alla prima puntata per cominciare la lettura dall'inizio)

 

Ammazza che domenica che è stata.

 

F.T. San Basilio 1960 vs Atletico San Lorenzo 3:3

La "cronaca surreale" di Giovan Bartolo Botta. 

 

L’Atletico San Lorenzo è una fede. La Libera Repubblica di San Lorenzo è la tua gente. I gatti? Precedono l’elemento divinatorio nello spartito creazionista. Noi li omaggiamo attraverso le immagini dell’inquietudinario poeta lusitano Fernando Pessoa

Gatto che giochi per strada
come se fosse il tuo letto
invidio questa tua sorte
che nemmeno sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che governano pietre e persone,
possiedi istinti comuni
e senti solo ciò che senti.
Sei felice perché sei così,
tutto il nulla che sei è tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco e non son io.

È il crepuscolo. La civetta solca ramoscelli. L’upupa danza col gheppio. Il gufo allontana la ritualità voodoo. Gongola il nibbio sfamando la prole. (...) Sulla linea metropolitana pittata blu marchese l’odore acredinoso la fa da padrone. E non è ancora successo nulla. Le fermate sono tante. Molte. Troppe. Sobrie e moderatamente prive di galateo. Serrati i chioschi. Chiusi. Barricate le abitazioni. Censurati i cittadini. Rimosse dai gradoni l’effige della neve bianca e dei sette nani. Arriviamo al capolinea in moderato ritardo. (...) La partita si mette male prima di subito. La matrice rossoblù soffre. Subiamo due pappine in un lasso di tempo talmente breve da risultare impercettibile. Era prevedibile. Un guercio ci impone di mollare ogni speranza entrando. Canto primo bolgia sesta. Triste la pena del contrappasso. I basilici posseggono una stazza simile a quella della buonanima André the Giant. Abili arruolati verso lo Shaolin soccer. E tanti saluti al panda juventino e al suo kung fu. Il San Basilio, fondato nell’anno disgrazievole 1904, non perde una partita dal 1901. Ultime note del roncolatore bussetano Giuseppe Verdi. Colui che compose il loro inno. Sembra una storia già scritta… sconfitta, coda fra le gambe, musi lunghi e roulette russa. Poi avviene l’impensabile. Il trainer aureliano Lobanowski finisce le sigarette. I cazzi diventano elevatori al cubo. Monta l’ira del guerriero Acheo in lui nascosta. Niente scarpini ma armi benedette dalla dea Minerva. Che a dirla tutta detestava il belligero. Giannetto pungola. Caci emula il pernambucanesimo. Matteo Benedetti deflagra il muro del suono. San Lorenzo avanti. La torcida all’unisono mette mano ai rosari giaculatori. Infine la beffa. Memo Remigi, lo spinterogeno centrale basiliese pareggia il conto mostrando maleducatamente alla curva sanlorenzina l’apparecchio ortodontico. Qualcuno spara a salve. Comincia la caccia. L’accanimento terapeutico. Il linciaggio omaggio. Il molesto trattamento. Andrea detto il Greco viene preso in ostaggio, cloroformizzato ed esposto a metalli pesanti. (...) Tirapugni alle nocche comprendiamo che i nostri avversari si sono convertiti sulla via della rivolta a cinque stelle. Riusciamo a raggiungere la piazza sannita contenti nel rivedere piatti caldi e visi amici, ma i basilischi, elegantemente damerini nelle loro tenute paramilitari, puntellano calienti per l’agguato finale. Il buio precede la siepe, quando dalla dimensione parallela, uno spirito superiore incarnatosi nel materiale genetico felino si immola per la causa aureliana ricacciando i basilici al di là del bastione. Possono partire i titoli di coda. La rotella panoramica come fondale. Il luna park in piano sequenza. La Libera Repubblica sanlorenzina in campo lungo. Gli Eagles come motivo di commiato… un gatto per redimersi. Sbigottite le anime carezzando i primi punti.

 

La "cronaca sportiva" di Andrea Greco (con la collaborazione di Alessio Rizzitelli)

 

La partita a San Basilio si gioca il 19 ottobre 2014, per la terza giornata della seconda stagione della storia dell'Atletico San Lorenzo. La settimana precedente è stata vissuta con grande attesa per questo incontro che mette di fronte per la prima volta le due squadre. Il San Basilio, società fondata nel 1960, è una squadra storica dell'ambiente calcistico romano. Il campo di gioco, il vecchio “Stadio Pionieri” nel cuore del quartiere, è uno dei campi di tradizione del calcio dilettantistico della città. Tra San Lorenzo e San Basilio poi ci sono molte cose in comune. Sono due quartieri popolari uniti da varie vicissitudini e lotte politiche, da occupazioni ed eventi tragici. Inoltre, molti sanlorenzini, tra cui anche alcuni nostri giocatori, si sono spostati da anni a vivere nel quartiere a ridosso del Grande Raccordo Anulare. Anche i colori delle due squadre sono gli stessi, il rossoblù unisce sia il FT San Basilio 1960 che l’Atletico San Lorenzo. Infine, la vicinanza viene sottolineata anche per altri aspetti più “frivoli”, ed infatti la partita viene presto denominata, ad opera del buon Duka, come il “derby della busta”.

(il Duka ci racconta a modo suo come ha vissuto la partita)

Nelle parole di Alessietto, uno dei nostri tifosi storici, si può leggere tutta l'aspettativa e il misto di sentimenti che accompagnavano questa partita: "Ero esaltatissimo alla partenza e anche un po' preoccupato. La nomea del quartiere e del campo non erano certamente le migliori. Non sapevo chi avrei incontrato, se conoscevo qualcuno oppure no. Poi una volta arrivato vidi i volti familiari di una vita, tutto il film che mi ero fatto di un incontro pericoloso era sparito in un attimo. Da lì in poi spettacolo puro: cori, boati da stadio, gol, emozioni in campo e fuori. Una delle trasferte che non dimenticherò mai".

A San Basilio quella mattina ci presentiamo veramente in tanti ed il clima sugli spalti con i locali è molto amichevole. Almeno all'inizio. Ci sono molte famiglie con i bambini, gruppi di anziani e di ragazzi, e quel campo in mezzo ai palazzi ci fa un po’ sognare di come potrebbe essere il nostro “ambiente” se potessimo giocare le partite di campionato sul campo dei Cavalieri di Colombo. Addirittura c’è la musica sparata dagli altoparlanti come negli stadi delle categorie maggiori. Attacchiamo le nostre pezze e lo striscione con scritto "Il vero calcio lo giochiamo noi" realizzato per il quadrangolare col St.Pauli del giugno precedente (qui il racconto).

(cori atletici nel pre-partita col sottofondo della musica dello stadio) 

La partita in campo è però molto combattuta e agonisticamente tirata. I sanbasiliesi sono tra i favoriti del campionato, e forse non si aspettano questa tenacia e questa voglia da parte di una squadra neopromossa che ha preso ben 7 gol nelle prime due partite. I nostri vogliono vender cara la pelle e non indietreggiano di un centimetro in campo, sostenuti dal grande tifo sugli spalti. Gli avversari, vedendo le difficoltà cominciano, quindi, a far valere il “fattore campo” a modo loro. Mitica è la frase che un loro difensore pronuncia mentre marca un nostro attaccante, che già si è fatto notare durante le prime sgroppate: “Ehi tu, vedi de nun rompe il cazzo, e fatece vince sta partita altrimenti te vengo a prende a casa”. Peccato che il nostro bomber gli risponda tranquillamente: “Puoi venì quando vuoi, guarda abito proprio lì” indicando con la mano uno dei palazzi di San Basilio addossati al campo di gioco. Insomma il clima è un po’ questo: si siamo un po’ amici e tutto, ma vedete di non esagerare che comunque dobbiamo vincere noi. Ed, infatti, la squadra di casa a metà del primo tempo passa in vantaggio e poco dopo raddoppia. Sembra ormai che siamo destinati a subire un'altra goleada, ma invece i nostri non si fanno intimidire e reagiscono con ancora più veemenza e grinta. La partita si infiamma non poco, e l'arbitro "stranamente casalingo" non aiuta a calmare i bollori. La leggenda popolare vuole che all’intervallo sulle tribune di casa i locali “vanno via con i passeggini e tornano con i pitbull” (cit.)

Comunque, il primo tempo finisce sul più classico dei 2-0 per i padroni di casa, ma nel secondo tempo arriva la "grande rimonta" dell'Atletico San Lorenzo. Uno spettacolo di gol e di emozioni, probabilmente la partita più bella mai giocata dal nostro calcio maschile, almeno per quanto riguarda l'aspetto emotivo ed il susseguirsi di situazioni in campo e fuori. Apre le danze Giannetto il pungolatore che, imbeccato da un bel assist di Mulè, mette subito dentro il gol del momentaneo 2-1. Il forcing atletico si fa sempre più impetuoso e, sostenuti dalla panchina e dai tifosi sugli spalti, i nostri stringono il San Basilio nella loro metà campo. Sembra un vero e proprio assedio e alla fine, verso la metà del tempo, l'arbitro non può esimersi dall'assegnarci una punizione dal limite su un netto atterramento di un nostro attaccante. Si incarica di batterla Albertone Caci, specialista del genere, che calcia una parabola perfetta a girare sulla barriera e a superare il portiere. Alla maniera di Juninho Pernambucano, per dirla come Bartolo. La palla si insacca sotto il sette e un boato invade il "Pionieri". La corsa di Alberto a braccia aperte va verso il settore dei nostri tifosi e termina sotto la nostra panchina che intanto si è catapultata tutta in campo a festeggiare.

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(la corsa di Alberto sotto la panchina immortalata in questo scatto convulso) 

I sanbasiliesi sono atterriti, non sanno che pesci prendere, se non continuare a randellare e intimorire l'arbitro. Noi a questo punto potremmo anche accontentarci. Un pareggio su quel campo sarebbe oro colato, ma non la pensa così Matteo Benedetti, un giovane sanlorenzino appena entrato in campo. Matteo è un ragazzo con grandi doti tecniche che però a detta un po' di tutti manca di grinta e coraggio in partita, dove non riesce quasi mai ad incidere come potrebbe. Il suo ingresso sembra quasi a voler dire "va bene così, ci prendiamo sto pareggio e fine". Ma quel giorno Matteo ha altro per la testa... Dopo pochi minuti, infatti, gli capita una palla vagante sulla tre quarti avversaria e senza pensarci più di tanto la colpisce al volo di collo pieno. Anche questa volta la parabola è perfetta. Il frame visivo di tutto lo stadio si stoppa mentalmente su quel pallone che ha come sola direzione la porta del San Basilio. Anche questa volta si insacca sotto il sette. Come ha scritto Bartolo "deflagra il muro del suono". Viene giù il mondo intero. La squadra si precipita sotto il settore. E' l'apoteosi! 

Io in quella partita sono in panchina come dirigente accompagnatore e non resisto all'emozione. Mi precipito in campo e lo attraverso tutto con una lunghissima corsa fin sotto la tribuna occupata dai nostri tifosi. Col telefonino in mano, preso da una strana voglia di immortalare quei momenti per sempre, riesco anche a scattare la foto che accompagna questo articolo. Rimarrà nei nostri annali e sarà anche usata come sfondo per le tessere della stagione successiva. Per me che l'ho scattata, con un po' di presunzione, racchiude in uno scatto tutta l'essenza del calcio popolare e di quello che rappresenta l'Atletico San Lorenzo: la gioia assoluta dell'esultanza, con la squadra e i tifosi che pur separati dalla rete sono un tutt'uno indivisibile. Ma gli "amici" di San Basilio non la prendono affatto bene. Il gol, l'esultanza della nostra squadra e dei nostri tifosi, la mia improvvida corsa sotto il settore. Quello è un oltraggio al loro campo. In breve mi circondano e scoppia un bel parapiglia. Gli animi sugli spalti si fomentano non poco: i sanbasiliesi attaccati alla rete mi urlano contro. L'arbitro ci mette del suo espellendomi. L'uscita dal campo, che io ricordi, sono i trenta secondi più lunghi della mia vita. Tutta la squadra del San Basilio mi segue alle mie spalle inveendomi contro. In quel momento rappresento il motivo di tutta la loro rabbia e frustrazione. Ho vissuto quelle situazioni da calciatore e mi aspetto da un momento all'altro che un pugno sulla nuca mi colpisca da dietro durante il "lunghissimo tragitto" da bordocampo fino all'ingresso degli spogliatoi. Ma fortunatamente non avviene. Subisco anche gli insulti dei giocatori usciti anzitempo che stavano facendo la doccia, e poi sono fuori dal recinto di gioco. Ora mi aspetta il pubblico inferocito di San Basilio e il settore dei nostri tifosi, naturalmente, si trova all'estremo opposto della tribunetta. Ricordo che Alessio e Ilenia in quel momento si staccano dal centro del nostro tifo e vengono a prendermi fin sotto il bar che si trova di fianco agli spogliatoi. Praticamente mi scortano fino alla nostra postazione, attraversando tutta la bolgia dei tifosi di casa. Addirittura, nella concitazione della situazione ed essendo io vestito con abiti non sportivi, qualcuno pensa che sia un tifoso che ha fatto invasione al gol e che ora viene portato fuori dal campo. Fatto sta che riusciamo a raggiungere il nostro agognato covo dove abbraccio ad uno ad uno i nostri tifosi.

Gli ultimi minuti della partita sono una baraonda senza fine. Il San Basilio non vuole e non può perdere quella partita sul proprio campo. Il recupero si allunga in maniera esponenziale ed alla fine l'arbitro, anche lui sottoposto alla “pressione” dei padroni di casa, assegna una punizione inesistente dal limite. Il nostro Alberto Caci si dispera e viene espulso anche lui per protesta. La barriera è disposta a distanza siderale e per l'attaccante di casa è un gioco fin troppo facile mettere la palla in rete e fissare il risultato sul 3-3. L'arbitro fischia subito la fine. Resta la piccola amarezza ma va bene anche così, possiamo tornare a casa contenti e soprattutto “illesi”. Sempre nelle parole di Alessio la descrizione del clima rovente di fine gara: "Dopo la partita c'è un'aria nervosissima, molte persone sono avvelenate e gli strascichi dell'espulsione del nostro accompagnatore non sono esauriti. Ma io mi fermo al bar insieme ad alcuni dirigenti locali e sapevo che non sarebbe successo nulla. Troppe amicizie, troppo rispetto con alcuni di loro. Abbiamo superato situazioni che vanno aldilà di una rivalità. Nonostante il caos, tutto sommato ero tranquillo". Sulla via del ritorno si segnala l’investimento di un gatto che darà il la alla cronaca di Bartolo. Il ritorno a San Lorenzo è tutto nelle bellissime parole di Marco Ki che seguono...

 

La "poesia" di Marco Ki Acciari 

 

Ammazza che domenica che è stata,

Che grinta che caciara che sgolata

Torna' da sanbasilio su la strada

Macchine cariche de gente indiavolata

Coi clacson co le trombe coi sorisi

Fratelli intorno, momenti condivisi

Strilli e risate e dritti a casa nostra.

Passato portonaccio nantra luce

Nun so dì se più calda più accesa o più sorella

Più bella de sicuro c'ha aspettato.

Mo sanlorenzo è casa covo e tana

Pe chi c'è nato e pe chi soltanto l'ama

E lo difende fino a sentillo suo.

Prezioso fragile orgoglioso

Quartiere pieno de contraddizioni,

Mo che sei diventato pure mio

Me fai sentì fratello per davero

Co chi lotta per regalatte un sogno

De dignità e riscatto.

Che a volte passa pe 'n gol dentro a un campetto

E chi n' ce crede nun ha capito un cazzo. 

(continua, vai alla decima puntata o scorri le immagini)

 

Qualche immagine della mitica trasferta a San Basilio

 

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(la nostra tifoseria già disposta prima dell'inizio della gara) 

 

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(la nostra panchina saluta i tifosi) 

 

(l'ingresso in campo delle squadre con la nostra tifoseria che canta l'inno "Veniam da San Lorenzo")

 

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 (istanti prima del calcio d'inizio)

 

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 (la "mitica" foto dell'esultanza dopo il gol del momentaneo 3-2 per noi)

 

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(calciatori e tifosi festeggiano al ritorno a San Lorenzo)

 

(continua, vai alla decima puntata)

 

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