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Mercoledì, 04 Novembre 2020 11:51

Diario di quarantena

Anche nella nostra polisportiva purtroppo abbiamo avuto dei contagi da covid 19. Fortunatamente pochi e tutti asintomantici o  con sintomi lievi. Ma le squadre interessate hanno dovuto comunque stoppare i loro allenamenti e mettere gli atleti o le atlete in quarantena fiduciaria. Questo è un racconto del nostro Andrea Dorno, capitano della squadra di basket maschile, che apre importanti spunti di riflessione.

 

Diario di quarantena.

di Andrea Dorno

 

Sapevamo sarebbe andata così, l’abbiamo sempre saputo, dall’estate vissuta come se la pandemia appartenesse ormai al passato, all’autunno quando i contagi aumentavano esponenzialmente settimana dopo settimana. Erano ancora consentite le attività sportive, anche gli sport di contatto. Il lavoro invece, quello non si è mai bloccato, neanche nella prima ondata.


Quando è iniziato l’anno sportivo, tantissime persone si sono affacciate alla nostra squadra di basket. Abbiamo sempre accolto tutti negli anni passati. Il mese di settembre spesso ci ha visto allenare anche in 30. Quest’anno però il numero di atleti che volevano giocare per la squadra di basket maschile dell'Atletico San Lorenzo ha sorpreso tutti. Un numero inimmaginabile.

<<Mi chiamo D e ho sempre giocato a basket, ma purtroppo la mia società quest’anno ha deciso di non iscriversi al campionato. Non vorrei fermarmi, ho 20 anni, vorrei sapere se posso provare con voi, ho letto di voi, mi piace molto il vostro progetto sociale.>>

E ancora:

<<Salve, mi chiamo F, volevo sapere i vostri giorni d’allenamento, mi piacerebbe giocare per i vostri colori. Ho sempre giocato in serie D ma purtroppo quest’anno la società non conferma l’iscrizione al campionato. Mancano i soldi e a nessuno piace navigare nell’incertezza soprattutto per gli sponsor che investono. Mi chiedevo se potevo provare con voi…>>

<<Ciao, mi chiamo A. Un mio amico mi ha parlato del vostro progetto di basket popolare, sono molto il linea con quello che fate, in più frequento spesso San Lorenzo, gioco sempre al Playground di Largo Passamonti, vedo i vostri adesivi ovunque. Gli scorsi anni ho giocato con un'altra squadra, ma quest’anno non posso permettermelo, e soprattutto non sono sicuro che faranno il campionato… Posso provare con voi? Ho sempre giocato da guardia, sono discreto nel palleggio.>>

Avevamo così tante richieste che con lo staff tecnico abbiamo pensato addirittura di poter formare finalmente una seconda squadra. Settembre ci ha visto allenare nei parchi di Roma, quei parchi che durante la prima ondata erano rimasti chiusi. A Villa De Sanctis abbiamo svolto il primo mese, poi ci siamo spostati davanti al cimitero del Verano: correre a San Lorenzo è tutta un’altra cosa per noi. Uno slalom tra le macchine, uno tra i fiorai, e abbiamo finito la preparazione atletica.

Dirigente F: <<Ragazzi, finalmente da domani abbiamo il campo al chiuso, ci siamo. Adesso, mi raccomando massima accortezza nel rispettare i protocolli di sicurezza che ci siamo dati: indossare la mascherina quando si entra e quando si esce dal campo, all’entrata ci misureremo la temperatura e compileremo dei moduli autocertificativi, troverete il gel igienizzante, usatelo! Non lasciate nulla di vostro nel campo e neanche negli spogliatoi. Mi raccomando negli spogliatoi rispettate il numero massimo consentito e soprattutto i tempi di permanenza. I Cavalieri di Colombo sono la nostra casa, comportiamoci responsabilmente, più di come abbiamo sempre fatto… Se avete sintomi, anche un leggerissimo raffreddore state a casa>>

Finalmente palleggiare, correre, passarsi la palla, segnare da tre, treccia, suicidio, esercizio di tiro, piegamenti… e ancora schemi offensivi, schemi difensivi, difesa a uomo, difesa a zona… siamo entrati nel mood… lo stesso mood che ci ha posizionati primi in classifica lo scorso anno prima della sospensione di tutti i campionati. Ma i contagi aumentavano, il numero massimo di persone consentite in campo era di 16. Abbiamo dovuto dire a tantissimi atleti che non c’era posto per loro, i protocolli non ci permettevano di accogliere tutti. È iniziata però subito la ricerca di un nuovo campo e di un nuovo staff per formare la seconda squadra, visto che lo spirito atletico non ci poteva permettere di lasciare persone senza poter praticare sport. Avremmo voluto svolgere il campionato amatoriale UISP con tutte queste persone che ci hanno scritto. L’unico campionato accessibile economicamente dato il delicato anno in corso.

Dirigente F: <<Ragazzi, la federazione ci obbliga a fare un test sierologico per poter svolgere il campionato quest’anno.>>

D: << Fantastico, quindi ci sta davvero la possibilità di iniziare il campionato?>>

Coach M: <<A quanto pare sì! Certo dovremmo prestare molta attenzione ai protocolli sanitari ma sì, con un po' di attenzione e non poca fortuna forse riusciamo a giocare a basket quest’anno.>>

A: <<Ma davvero basta un sierologico ad inizio stagione per tutelare tutti gli atleti?>>

Coach M: <<Questo è quello che ci ha detto la federazione. C’hanno troppi impicci economici, non possono permettersi di chiudere tutto nuovamente. Finché la barca va la lasceranno andare. Finché possono strappare le prime rate, soldi di iscrizioni ai campionati e affitto dei campi sportivi, faranno svolgere tutto. Poi si vedrà. Adesso però basta con questi problemi! Abbiamo un’ora di allenamento e il campo ci costa un occhio della testa. Voglio vedervi correre e sputare sangue. Ogni allenamento potrebbe essere l’ultimo quindi daje n’po. Ad allenamento finito se famo 'na biretta per parlare di questa situazione di merda. Adesso correre>>.

E così abbiamo iniziato a correre! Nell’incertezza collettiva, noi come tutte le altre squadre della nostra polisportiva popolare. E di tantissime altre società che hanno preso la stessa decisione. Ci siamo dati dei protocolli sanitari ancora più restrittivi di quelli ministeriali. L’indicazione che abbiamo preso tutti e tutte insieme è stata quella di continuare le nostre attività sportive finché sarebbe stato possibile. Abbiamo voluto correre il rischio consapevoli del costante aumento dei contagi. Se siamo comunque costretti ad andare a lavoro usando dei mezzi di trasporto strapieni con altissimo rischio di ammalarci, perché non dovremmo giocare a basket quando è ancora consentito farlo? 

E: <<Ragazzi, dato l’aumento di contagi sono vietati gli sport a livello amatoriale…>>

G: <<Questo vuol dire niente partitelle al Playground?>>

Coach M: <<A quanto pare si! E data la situazione vuol dire anche addio al progetto della seconda squadra. Almeno per quest’anno.>>

D: <<Noi invece possiamo continuare? Ma che senso ha? Cioè sono felice per noi ma non lo trovo giusto… Qual è la logica?>>

E: <<La logica è sempre la stessa. Ciò che è amatoriale non muove soldi. Ciò che è autogestito, gli sport di squadra nei parchi, le partitelle tra amici ai campetti ecc. Tutte queste cose non muovono soldi e in più fanno aumentare i contagi. Noi invece come tantissime società sportive dilettantistiche, muoviamo tantissimi soldi, tra federazioni da pagare e l’affitto di impianti sportivi.>>

R: <<Mi state dicendo che la comunità dei domenicani che da anni gioca alla Snia non può più giocare?>>

E: <<Neanche la comunità cinese, né quella filippina che gioca al Playground del Cinodromo, né tutte quelle persone senza squadra che si concedevano due tiri a canestro dopo il lavoro.>>

Dirigente F: <<Ragazzi, la Fip ha annullato la prima rata per il nostro campionato. Probabilmente temono non si iscriva nessuno e ha addirittura comunicato che non serve più neanche il test sierologico per giocare.>>

D: <<Guardate, io faccio il medico, sono a rischio contagio tutti i giorni. Mi sembra chiaro che la federazione non ci dà nessuna tutela per le nostre attività. Ho già preso il covid a marzo, accetto di infettarmi nuovamente salvando vite in ospedale, ma non per giocare a basket. Nonostante sia ancora consentito giocare per la nostra categoria, preferisco non allenarmi più per salvaguardare voi, me stesso ma soprattutto i miei pazienti. Vengo a vedere gli allenamenti ma non giocherò.>>

R: <<Anche io prendo la stessa decisione. Anch’io faccio il medico e ritengo assurdo continuare senza nessuna tutela.>>

A: <<E' assurdo tutto ciò, ma vi capisco benissimo. In un momento del genere la salute viene prima dello sport. Se solo avessimo a disposizione tamponi ogni settimana, magari ogni due. Se la federazione potesse aprirci delle convenzioni per poter pagare di meno e fare dei controlli regolari. In Serie A le società pagano regolarmente dei tamponi, li fanno tutti i giorni a tutti i tesserati. Ma loro possono permetterselo, e nonostante tutto sono tantissimi i contagiati. Noi, invece, siamo abbandonati a noi stessi. Alla Fip in questo momento non interessa la nostra salute, ci consente addirittura di svolgere attività, ma che crede davvero che al nostro livello le società possono permettersi di pagare un tampone ad atleta una volta a settimana? Magari avessimo tutti i soldi che ha la Juventus.>>

E: <<Un tampone rapido costa 22 €. Una volta a settimana fino a maggio, per 16 atleti... ci costa circa 14.000 €. Praticamente più del doppio dell’affitto del campo e dell’iscrizione al campionato messi insieme. E se ampliassimo il discorso a tutte le squadre dell'Atletico sarebbe una cifra assurda.>>

Abbiamo continuato ad allenarci, non tutti. Tantissima gente vedeva negata la possibilità di giocare liberamente al campetto, noi invece potevamo usufruire regolarmente di un campo al chiuso e utilizzare gli spogliatoi. Quanto sono brutti i privilegi, non ci siamo mai sentiti dei "privilegiati" ma lo siamo stati per due settimane. Il protocollo base per il contenimento del contagio era lo stesso che altre società amatorial o gruppi autogestiti avrebbero usato altrove nei vari campi. Eppure a noi è stato concesso di continuare, a tutti gli altri no. Perché noi paghiamo, altre persone no. La nostra categoria fa muovere soldi, altre realtà no.

La consapevolezza che da un giorno all’altro il virus sarebbe potuto entrare nella nostra squadra cresceva giorno dopo giorno. Gli ultimi allenamenti gli abbiamo svolti in otto. C’era sempre qualcuno tra noi, a parte i medici, che decideva di restare a casa per probabile contatto con positivo, o contatto di contatto, ecc. L’ultima settimana addirittura senza coach, chiuso a casa in quarantena fiduciaria.

M: <<Ragazzi fra qualche giorno esce il nuovo DPCM, sapete che vuol dire?>>

S: <<Mi sembra chiaro che chiuderanno tutto, tranne il lavoro.>>

M: <<D’altra parte a me neanche va più di allenarmi. Ci alleniamo male, in pochi, con l’ansia di contagiarsi… con il coach in quarantena fiduciaria… com’è possibile che ci abbiano permesso di svolgere attività fino ad oggi? Per me è follia pura.>>

Dirigente F: <<Che ci chiudono con il prossimo DPCM è quasi certo. Per fortuna abbiamo pagato solo la prima rata alla Fip, così come per il campo. Cioè giusto un mese dovremmo pagare. Ma nonostante quota 20.000 contagi al giorno dalla federazione continuano a dire che il campionato inizia a novembre. O sono completamente impazziti oppure la Fip ha scoperto il vaccino!>>

A: <<Credo sia più un modo come un altro per farsi pagare le prime rate da qualche società che naviga nell’oro e nell’ottimismo. Non riesco a vederla diversamente.>>

E: <<In più contagiarsi o stare a contatto con qualcuno aumenta le possibilità di restare a casa obbligatoriamente. Stare a casa significa non poter andare a lavoro, come guadagno da vivere?>>

M: <<Ormai è altamente probabile beccare qualcuno con il virus. Rispetto a marzo ormai è entrato nella casa di tutti. Guardate solo la nostra squadra: coach in quarantena fiduciaria, D aspetta l’esito del tampone del suo amico, stessa cosa per P. Io sono convinto che non possiamo aspettare il prossimo DPCM, dobbiamo fermarci prima, prima che sia troppo tardi. Aanche perché neanch’io posso permettermi due settimane non retribuite a casa.>>

Ultimo allenamento svolto giovedì prima del DCPM, eravamo in nove. Nell’aria, all’inizio, c’era una tristezza infinita e la consapevolezza che sarebbe stato l’ultimo allenamento. Questa pandemia ha rubato due anni di vita sportiva a tutti e a tutte, grandi e piccine. L’ultimo allenamento, però, ce lo siamo goduto comunque. Come quando in partita mancano 2 minuti e sei sotto di 20 punti ma non ti vuoi arrendere. Sai già che la partita è finita, ma l’orgoglio ti fa lottare comunque. E ti viene quel sorriso amaro se al triplice fischio ti ritrovi sotto di 15. Magari ci fosse un altro quarto ancora da giocare. Lo stesso sorriso amaro che ci ha accompagnato per tutto l’ultimo allenamento, l’abbiamo indossato fin sotto la doccia.

Il giorno dopo già discutevamo di riprendere gli allenamenti su Skype! Una squadra resta una squadra sempre, nonostante una pandemia. L’Atletico San Lorenzo è prima di ogni cosa voglia di stare insieme.

P: <<Ragazzi, purtroppo non mi sento bene! Sento poco gli odori o qualche decimo di febbre, andrò a fare un tampone. Non ho avuto contatti con dei positivi. Nel frattempo non andrò neanche a lavoro.>>

D: <<Maledizione facci sapere come stai. Intanto tutti quelli che erano presenti all’ultimo allenamento si mettano in quarantena fiduciaria aspettando il tampone di P.>>

E: <<Tanquillo P. Andrà tutto bene, lo dice anche Giuseppi. Intanto tieniti forte e facci sapere.>>

M: <<Ragazzi, comunque dobbiamo fare 14 giorni di chiusura a casa, di nuovo! Significa niente lavoro, niente stipendio. P tieni duro e mangiati tante arance.>>

R: <<Ma sì, magari è un raffreddore. Te l’avevo detto di asciugarti i capelli dopo la doccia. Vedrai che esci negativo. Intanto nessuno esca da casa, aspettiamo l’esito del tampone.>>

Coach M: <<Vedrai che è un raffreddore! Considerando che la Fip è convinta il campionato inizi a novembre, hai tutto il tempo di riprenderti. Fatti forza, vedrai che non è nulla e potrai uscire presto da casa e andare a lavoro.>>

L’esito è arrivato quattro giorni dopo. Positivo. Per fortuna l’intera squadra si è messa da subito in quarantena fiduciaria. Adesso siamo tutti in attesa di fare il tampone. Chi per necessità deve tornare subito a lavoro lo farà a pagamento allo scadere del decimo giorno, gli altri aspetteranno i fatidici 14 giorni senza sintomi.

Siamo solo all’inizio di questo lungo inverno. Ormai lo sport per la nostra squadra è passato in seconda fila. Adesso ci sta solo preoccupazione per lo stato di salute dei nostri compagni e delle loro famiglie. Ci sta paura per non sapere minimamente come affronteremo economicamente questo periodo.

Ci sta rabbia perché da una parte ci comunicano che mancano i soldi dall’altra siamo consapevoli che l’1% della popolazione mondiale detiene tutto il patrimonio.

Rabbia perché stare a casa non è possibile senza un reddito universale per tutti e tutte.

Rabbia perché si chiude tutto. Si chiude lo sport e la scuola. Ma si tengono aperte le fabbriche.

Rabbia perchè non ci sono mezzi di trasporto sicuri e la gente continua ad ammalarsi sui tram perché costretta ad andare a lavoro.

Rabbia perché quei pochi soldi pubblici che ci sono vengono usati male.

Rabbia perché si chiudono gli spazi pubblici necessari in questo periodo e si continua a reprimere chi sta facendo solidarietà attiva portando pacchi alimentari alle famiglie.

Rabbia perché nonostante la prima ondata si è continuato a pensare all’oggi e non al domani.

Rabbia perché federazioni ed enti sportivi continuano a seminare incertezza collettiva, seminando false speranze.

Rabbia verso un sistema in cui lo sport e la scuola sono considerati beni accessori e non fondamentali. 

Rabbia e consapevolezza che è il profitto a muovere tutto e a dettare le leggi. 

Rabbia e amarezza per quello che ci aspetterà nei prossimi mesi, in cui continueremo a navigare tutti insieme nel mare dell’incertezza sopra una barca che affonda seguendo una direzione sbagliata.

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