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Domenica, 12 Aprile 2020 19:00

Dalle strade del quartiere senza limiti e barriere

La prima puntata di "Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia", la nuova rubrica di storia sull'Atletico e dintorni. Si inizia con il racconto dei primi mesi di lancio del progetto e dell'entusiasmo per la nascita del calcio popolare a San Lorenzo.

Dalle strade del quartiere senza limiti e barriere.

di Andrea Greco

 

Era l’inizio dell’estate del 2013 in quel lembo di Via dei Volsci che va dal Bar Marani fino al 32. In mezzo c’erano due librerie: Zafari gestita da Stefano “Rasta” e il Rebel Store 41 sorto sulle ceneri e nello stesso luogo della vecchia Libreria Internazionale di Valerio Marchi. Entrambe avevano una panchina davanti all’entrata, messa lì a dire che erano non solo delle librerie, ma anche e soprattutto dei punti di incontro, di scambio e di ritrovo. Oggi entrambe sono chiuse! Ad ogni ora del giorno, ma soprattutto dal tardo pomeriggio in poi fino all’orario di chiusura che sempre slittava fino alla sera avanzata, davanti a quelle due panchine si riuniva un’umanità varia e composita fatta di gente del quartiere, vecchi e nuovi compagni, qualche sporadico avventore alla ricerca di libri ed ultras annoiati e stanchi di andare appresso ad un “calcio” sempre più malato, sporco di miliardi e di controllo sociale. E’ in quel pezzo di via che nasce il “grande sogno dell’Atletico”, con qualche puntata più in giù fino alla Palestra Popolare e al Nuovo Cinema Palazzo, sempre sull’asse di Via dei Volsci, e deviazioni notturne al Sally Brown Rude Pub. L’argomento unico di discussione dei tanti capannelli lungo la via durante quella torrida estate era uno e uno solo: la squadra di “pallone” di San Lorenzo che stava per nascere!

Non si sa a chi venne per primo l’idea, forse non è importante o forse semplicemente era un qualcosa che era già nell’aria, nel cuore e nella mente di tante persone. L’incipit venne sicuramente da noi, eravamo il gruppo dei “cosentini e non” che si ritrovava davanti al Rebel Store gestito da Marko, e complice l’avvento definitivo e obbligatorio della Tessera del Tifoso, avevamo deciso già da tempo che non ci saremmo allineati a questa ennesimo provvedimento repressivo nei confronti degli ultras. Dalla stagione successiva non saremmo più partiti in trasferta al seguito della nostra squadra, ma sapevamo già che ci sarebbe mancato qualcosa. Qualche mese prima avevamo partecipato (e vinto) al Torneo della Liberazione al campetto del Pigneto con una squadra chiamata Rebel Store San Lorenzo, e poi ad un altro torneo antirazzista al Metropoliz Occupato sulla Prenestina. E lì che cominciammo a pensare “ma perché una squadra da seguire non ce la facciamo noi?”. Detto fatto. Qualche giorno dopo facciamo una riunione a casa di Walter e buttiamo giù un elenco di “cose da fare” per lanciare il progetto ed i punti essenziali del modello di calcio che avevamo in mente e che volevamo: protagonismo dei tifosi, azionariato popolare, aggregazione sociale sugli spalti, coinvolgimento del quartiere

Portiamo il progetto dentro “le chiacchiere” di Via dei Volsci e dintorni. Ne sono tutti entusiasti. Scopriamo che anche la storica Palestra Popolare ci aveva già provato qualche tempo prima e pensava di aprirsi agli sport di squadra: l’anno precedente aveva organizzato un progetto che finalizzava con un triangolare giocato a San Lorenzo tra la squadra del Liceo Machiavelli, i Liberi Nantes e l'Ardita San Paolo, prima squadra romana di calcio popolare. Anche al Cinema Palazzo da un po’ stanno pensando a come far convivere lo sport con l’impegno politico. Infine, i ragazzi del quartiere che si ritrovano davanti al vecchio 32 giocano tutti a pallone, ed hanno una voglia matta di avere una squadra che li rappresenti.

All’improvviso sembra che tutti volessero fare quella squadra, sembra che in quartiere non si aspettasse altro che mettere insieme tutta ‘sta roba. E’ una combinazione magica che ha solo bisogno di essere lanciata.

(un succoso contributo audio del Duka sulla nascita dell'Atletico)

Stefano il Black ci dà la benedizione. Rogerinho è il trait d’union, è sanlorenzino doc, abita sopra la libreria, è appena tornato dal Brasile dove ha portato avanti un progetto sul calcio nelle favelas, milita nel collettivo del Cinema Palazzo fin dall’occupazione ed è amico d’infanzia e di avventure (e soprattutto disavventure) adolescenziali con i ragazzi del quartiere che lo chiamano “il mister”. Sta giocando con loro un torneo estivo di calciotto e ci presenta Biscottino e Alessietto, saranno uno il capitano della squadra per lungo tempo e l’altro una colonna portante fino ai giorni nostri. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di riunioni, incontri, appuntamenti in federazione, richieste di consigli e preventivi vari. Pasquale di Cariati va come un treno, ci dice che al suo paese faceva parte della squadra locale e si destreggia perfettamente tra sopralluoghi dei campi e forniture di materiali sportivi. Marko tesse la tela della tifoseria. Il quartiere è tutto un fermento: mitiche le assemblee aperte alla cittadinanza nel giardino del Bar Marani, affollatissime e punto fondante del modello condiviso e partecipato che forse inconsciamente stavamo per lanciare.

Alessandra della Palestra Popolare mette a disposizione la sua esperienza e propone di iniziare prudentemente con la costruzione di una semplice squadra amatoriale, testare l’andamento dopo il primo anno e poi nel caso vada tutto bene ingrandire il progetto. Ci invita giustamente a non fare il passo più lungo della gamba, ma il quartiere è gravido di entusiasmo e non ce la sentiamo di smorzarlo sul più bello. Io e Rasta ci guardiamo negli occhi e con un memorabile sguardo sembriamo dirci facciamo sta pazzia? ma si famola!”.

In una lunga riunione davanti al Cinema Palazzo dobbiamo anche decidere lo stemma e i colori sociali. Il nostro amico Micio ci aveva mandato delle prove grafiche e quella finale ha tutti gli elementi per renderlo perfetto: il profilo delle mura di Porta San Lorenzo da sfondo, la ruota dentata e i martelli incrociati a ricordare lo spirito operaio del quartiere, le scritte a contorno in un carattere semplice e diretto. Ricorda molto il logo del West Ham United, la celebre squadra del Sud Est di Londra con chiare origini “working class” e la sua iconografia skinhead. E’ bellissimo! E piace a tutti.

Per la scelta dei colori la faccenda diventa un po’ più complicata: il gruppo dei “cosentini” predilige naturalmente il rossoblù, ma non tutti sono d’accordo. In modo particolare Mariano, che di certo non le manda a dire. Il buon Pozzo prova a farsi da mediatore proponendo degli abbinamenti di colori lontani da quelli classici, tra i quali spiccano un grigiorosa e un verdegiallo. Improponibili! Si scopre che i colori sociali di una vecchia squadra di San Lorenzo, la Spes 1908, sono il rosso granata e il blu cobalto. Ma il colpo finale arriva da oltreoceano, precisamente dal barrio de Boedo, Buenos Aires, Argentina. Questa è la terra del Club Atlético San Lorenzo de Almagro, la squadra famosa in tutto il mondo per la passionalità e "los canticos" della sua “hinchada”, per le lotte portate avanti dai suoi tifosi, per lo spirito proletario e ribelle della sua gente. Sembra che nella capitale argentina ci sia un quartiere che somigli in tutto e per tutto alla nostra San Lorenzo. E che abbia uno squadrone che è una delle compagini storiche di tutto il calcio argentino e sudamericano. Non c’è storia, la nostra squadra si chiamerà Atletico San Lorenzo e i colori sociali saranno il rosso e il blu. Il famoso coro “dice que estamos todos de la cabeza” viene tradotto in “dice che siamo tutti fuori di testa”. Ma Mariano non si arrende, vuole che un po’ di giallo sia rappresentato, e trova buoni alleati nella sponda filo-romanista del quartiere. Si arriva ad un nuovo stallo, qualcuno propone il giallo-rosso-blu ma la cosa non convince. Alla fine è Carchella a tirare fuori il classico coniglio dal cilindro: propone che i colori sociali restino il rosso e il blu, ma tutte le scritte e gli stemmi siano in giallo. E’ la svolta, la cosa va bene a tutti. Anche per i cosentini che ritrovano nel rossoblù contornato di giallo una delle scelte cromatiche dei mai dimenticati Nuclei Sconvolti. E’ fatta!

(la scelta dei colori nel primo minuto di questo video)

L’11 luglio del 2013 è la data da segnare negli annali, convenzionalmente indicata come il giorno della nascita dell’Atletico San Lorenzo. In una Piazza Immacolata stracolma di persone e che ribolle di entusiasmo si presenta il progetto al quartiere (qui l'album fotografico della giornata) e si lancia l’azionariato popolare in salsa sanlorenzina: la tessera di adesione al progetto costa solo 10 euro per permettere a tutti di dare il proprio sostegno. E’ un successo a dir poco incredibile e soprattutto inaspettato. In soli pochi giorni si sottoscrivono la bellezza di 300 tessere. C’è Fabio Folino, che dall’osservatorio privilegiato del Bar Marani, ne “spaccia” come se non ci fosse un domani e ci parla di un quartiere in ebollizione dall’alba fino a notte inoltrata. Tutti vogliono dare il proprio contributo per costruire insieme il calcio figlio del popolo.

La frase viene ripresa da un testo dello scrittore uruguaiano Edoardo Galeano, e diventa subito il nostro motto, lo stampiamo sui volantini e lo inseriamo nella sua versione integrale a piè di pagina nel primo comunicato:

Il calcio per sognare.

Il calcio come arte, religione e bellezza.

Il calcio come linguaggio comune, modo per riconoscersi e ritrovarsi.

Il calcio, figlio del popolo, che non deve cedere alle lusinghe dei potenti,

di chi vuole trasformarlo in strumento per produrre denaro,

uccidendo la fantasia e l’innocenza.

 

Il 28 luglio 2013 è il giorno del primo allenamento (qui l'album fotografico della giornata). Al Campo Artiglio si presentano più di 40 aspiranti calciatori (tra loro anche un Giovan Bartolo Botta in mise granata che incanta con i suoi tocchi felpati). Mister Rusignuolo, coadiuvato da Rotoletto e Mister Pagnottella, fa una gran fatica anche solo a metterli in campo. Il primo gol della storia dell’Atletico San Lorenzo lo segna proprio Fabio Folino, il secondo è di Carchella sul finale. Sugli spalti c’è già un bel manipolo di sostenitori: sanlorenzini giovani e vecchi, ultras di varie squadre, compagni delle varie strutture. Non abbiamo ancora stendardi e vessilli, portiamo una bandiera del St. Pauli (che sarà uno dei primi motivi di scazzo), un bandierone di noi cosentini ma senza scritte con il disegno di un teschio contornato di rossoblù e un lungo lenzuolo bianco con una semplice scritta Atletico San Lorenzo. Emanuele di Esc dice che ha inventato un coro sulle note dell’inno dei pompieri. Inizia con Veniamo da San Lorenzo per scrivere la storia e finisce con Avanti fate largo al calcio popolare. E’ perfetto e diventerà il nostro grido di battaglia!

(qui il video del primo gol, qui il video del secondo gol, e sopra il video del coro "Avanti fate largo")

Intanto ci sono da sbrigare tutte le pratiche burocratiche e amministrative, dobbiamo adempiere prima della pausa estiva altrimenti rischiamo seriamente di non farcela. La cosa non è facile e chiediamo aiuto a qualche amico commercialista. Pochi giorni dopo, il 14 agosto 2013 alle ore 12.00, proprio in extremis prima della chiusura di ferragosto, il nostro amico Ciccio in maglietta e costume da bagno si reca alla sede dell’agenzia delle entrate di Cosenza per depositare l’atto costitutivo dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Atletico San Lorenzo. Ancora oggi ci rinfaccia il fatto che quel giorno in città ci fosse solo lui sotto il cocente sole agostano, perdendosi mezza giornata di mare. Ma ne vale la pena. La costituzione della società sportiva è così sancita. Le figure sociali, obbligatorie per legge, vengono scelte tra personaggi di spicco del quartiere ed hanno una funzione meramente rappresentativa. Nessun presidente padrone e nessuno sponsor da mettere sulle maglie. Sulla carta, il presidente scelto all’unanimità è Franco Panuccio per meriti di presenza e anzianità mentre i vicepresidenti sono il Duka e Mariano, ma i “proprietari” della squadra sono tutti e 300 i soci che hanno sottoscritto la tessera. Con i soldi raccolti vengono ordinate le prime divise, viene pagato un acconto per l’affitto del campo, e la squadra viene iscritta al campionato di Terza Categoria.

Il grande sogno dell’Atletico può iniziare…

(continua, vai alla seconda puntata o scorri le immagini)

 

Qualche immagine dei primi due mesi del grande sogno dell'Atletico...

 

la squadra del Rebel Store al torneo al Metropoliz

(la squadra del Rebel Store al torneo al Metropoliz)

 

Reperto Documento Creazione

(reperto originale del documento iniziale redatto dai "cosentini")

 

(davanti al Rebel Store 41 si parla di squadra e di tifo, Alessandra prova a smorzare l'entusiasmo)

 

(in Via dei Volsci non si parla d'altro, l'Atletico unisce anche Roma e Lazio, Fragoletta da la benedizione)

 

(Fabio Folino dal Bar Marani fomenta l'entusiasmo e spaccia le tessere)

 

Bar Marani

(le affollate riunioni pubbliche nel giardino del Bar Marani)

 

Comunicato Locandina

(il comunicato e la locandina della prima presentazione in piazza con la frase di Galeano)

 

Entusiasmo alla presentazione in piazza III

(entusiasmo alla prima presentazione pubblica in Piazza Immacolata, qui l'album fotografico della giornata)

 

gli stendardi al primo allenamento

(gli stendardi e lo striscione portati al primo allenamento, qui l'album fotografico della giornata)

 

 

(continua, vai alla seconda puntata)

 

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