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Sabato, 25 Aprile 2020 19:00

L'osteria del pallone: la parola a Fernando Marfurt

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, del personale tecnico che quotidianamente allena giocatori e giocatrici rossoblu. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Iniziamo con Fernando Marfurt, tecnico della squadra di calcio a 11 dell'Atletico San Lorenzo nelle stagioni 2016/2017 ("all'assalto del cielo" in Seconda Categoria) e 2017/2018 (primo campionato dei sanlorenzini in Prima Categoria). Quest'anno si è diviso tra Under 15 e Under 19. A lui la parola.

 

Ciao Fernando, raccontaci la tua biografia sportiva.

La mia carriera calcistica come quella di tutti i giocatori nati negli anni '60 é cominciata per la strada sotto casa con la conta-palla-porta-e-scarto e le cartelle di scuola a fare da pali, poi con le sfide alle squadre di ragazzi delle vie limitrofe alla mia, con partite infinite: iniziavano subito dopo pranzo e finivano per mancanza di luce. Quando avevo 13 anni il papà di uno dei miei amici era un collega di lavoro del mister dei giovanissimi del Quarticciolo che cercava ragazzi per fare una squadra competitiva. Mi convinse ad andare a fare il provino e così cominciò la mia vita da calciatore, che é andata avanti nonostante tre infortuni gravi al malleolo, un matrimonio, tre figli e un lavoro, quello di rappresentante, che mi faceva passare giornate intere a correre per tutto il Lazio, fino quasi a 40 anni. Sempre con la stessa passione e con lo stesso entusiasmo. Dopo il Quarticciolo, dove abbiamo vinto il titolo degli allievi (stagione 78/79 i provinciali e 79/80 i regional), giocai poi un anno alla Lodigiani, l'anno successivo di nuovo al Quarticciolo nel campionato di Prima Categoria con vittoria finale, e passaggio in Promozione. Durante questo periodo "giovanile" feci tanti provini, tra cui anche due "importanti": uno con il Torino, dove colto da emozione non ho praticamente toccato palla, e uno con la Lazio, dove ho segnato e fatto a mio avviso una delle mie migliori prestazioni di sempre, ma insufficiente a farmi scegliere (non era il mio livello). Dopo ho giocato col Gregna, poi col Certosa, con gli Amatori Bnl in Eccellenza (il punto più alto della mia carriera calcistica), con i Forti e Tenaci San Lorenzo e con Auto.Cara. Ma l'esperienza che ricordo con maggior piacere é una squadra fatta tra i compagni del PCI e non, che era un Atletico San Lorenzo ante litteram completamente autofinanziata, che decidemmo di chiamare FederCom (Federazione Comunista) e di iscriverla in Terza Categoria. Giocavamo con un divisa ovviamente tutta rossa e avevamo un tifo ogni partita più numeroso, e sugli spalti sventolava una grande bandiera rossa. In quella squadra ho anche iniziato la mia carriera da allenatore anche se ancora mista a quella di calciatore.

 

Qual è il mister del calcio mainstream (del presente o del passato) a cui ti ispiri? Perché?

Come allenatore non mi ispiro a nessuno in particolare, ma ho ovviamente i miei preferiti, quelli a cui mi sarebbe piaciuto somigliare. Il primo é Radice, che ha portato il calcio totale, per capirci quello dell'Olanda, in Italia. Un calcio basato sulla partecipazione di tutta la squadra alle due fasi possesso/non possesso. I terzini che spingono fino alla riga di fondo avversaria e poi crossano, le punte che partecipano anche in fase difensiva i centrocampisti che si inseriscono, persino il libero che va a segnare. Un gioco nuovo, moderno, bello da vedere ed anche efficace, che gli ha consentito di vincere uno scudetto e di perderne un altro con 50 punti su 60 allenando il Torino. L'altro allenatore, che ho anche avuto il grande onore di conoscere e vedere allenare dal vivo, é Zeman. Il suo gioco basato sulla velocità e la personalità era spettacolo puro. Il giocare per il gusto di giocare, di fare gol, di divertire e di stupire. La cosa che accomunava Radice e Zeman era l'enorme lavoro atletico che era alla base delle prestazioni delle loro squadre. Solo lavoro, passione, competenza e un grande ascendente sui giocatori che grazie ai loro insegnamenti sono entrati nella storia del calcio: da Pulici a Graziani (i gemelli del gol) a Claudio Sala "il poeta", da Beppe Signori a Immobile, da Veratti al più grande di tutti, Francesco Totti.

 

Qual è il calciatore più forte che hai allenato? E quello avversario che ti ha maggiormente impressionato? Il giocatore più forte con cui hai mai giocato? L'avversario più ostico da affrontare?

Ho avuto la fortuna di giocare a livello giovanile contro giocatori che poi hanno avuto carriere importanti. Chierico che incontrai nel 1977 giocava con la Stefer Roma e l'anno successivo esordiva in Serie A con l'Inter e poi vinse lo scudetto con la Roma, oppure Ferroni che giocava con l'OMI e poi fece una lunga carriera alla Fiorentina, oppure Nando Orsi che quando lo incontrai giocava nella Primavera della Roma, ma poi divenne famoso con la Lazio. Ma secondo me il più forte e talentuoso di tutti é stato Ciro Muro, che ho incontrato in un quadrangolare: lui giocava nel Napoli e vinse il titolo di miglior giocatore del torneo. Era un talento eccezionale: piccolino, dribblomane, baricentro basso e palla incollata al sinistro, immarcabile. Ha vinto uno scudetto da riserva di Maradona, ma non ha avuto a mio avviso la carriera che meritava a dimostrazione che nel calcio non basta avere talento.

 

Cosa ne pensi della federazione a cui è affiliata la tua squadra? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa cambieresti e cosa pensi debba fare una squadra di calcio popolare all'interno delle federazioni?

Per tutta la mia vita ho fatto parte, prima come calciatore e poi come allenatore, della LND. Se alcune squadre che ne fanno parte hanno fatturati di centinaia di migliaia di euro, se alcune scuole calcio fanno pagare centinaia di euro al mese per ogni bambino, se per iscrivere una squadra ai campionati ci vogliono migliaia di euro, ritengo che la parola Dilettanti non abbia alcun senso. Credo che il calcio popolare possa fare molto per riformare il sistema dall'interno. Le squadre di calcio popolare in Italia si stanno moltiplicando e stanno dimostrando che un altro calcio è possibile, senza sponsor "fasulli", con le strutture aperte a tutti e tutte. Però serve un unione di intenti, una comunione di progetto tra tutte queste realtà, non essere mera raffigurazione di una parte della società, ma farsi rappresentanza, fare in modo di avere eletti nei comitati provinciali e regionali, far implodere il sistema dall'interno, altrimenti continueremo a sventolare ognuno la propria bandiera la domenica senza incidere sulle scelte "politiche" del sistema calcio.

 

Fernando1

Veniamo alla tua esperienza da allenatore alla guida dell'Atletico San Lorenzo: la pandemia globale in corso ha bloccato la stagione a poco più di due/terzi del suo regolare svolgimento: rispetto alle premesse di inizio anno come giudichi il campionato fatto dai tuoi ragazzi?

Dopo tanti anni di "carriera" dedicati alle prime squadre quest'anno avevo deciso di allenare una squadra di giovani: quale migliore occasione se non quella di allenare la prima squadra giovanile dell'Atletico iscritta ad un campionato LND, quello dell'Under 15? Anche se con non poche difficoltà abbiamo messo su un bel gruppo con ragazzi volenterosi anche se inesperti, quasi tutti sotto età. Aiutato da un ottima squadra di collaboratori, da Pesolillo vice allenatore, a Maurizio, Lorenzo e Stefan come dirigenti ci siamo buttati in questa avventura. Purtroppo dopo poco per problemi di gestione del gruppo Under 19, problemi che a dire il vero con un po più di programmazione si sarebbero potuti evitare perché facilmente prevedibili, mi é stato chiesto di dare una mano che ho dato con il mio solito entusiasmo, anche perché gli Under 15 li lasciavo in ottime mani. Ho trovato un bel gruppo, un po' indisciplinato, ma con il quale ho trovato immediatamente una grande empatia. Anche questo gruppo come quello degli Under 15 aveva molti ragazzi sotto età e la quasi totalità con pochissima esperienza di calcio ad 11, e comunque più abituati a fare la "giocata individuale" che a giocare da squadra. Quindi l'obiettivo era farli diventare una squadra, fargli capire che cosa era l'Atletico, aiutarsi reciprocamente per raggiungere un obiettivo. Devo dire che i risultati sono stati sorprendenti sotto tutti i punti di vista. L'Atletico del futuro é quasi pronto. Non voglio fare nomi, ma ci sono ragazzi che potrebbero giocare senza problemi in categorie anche più alte della seconda e che quando i campionati riprenderanno, credo e spero a settembre, molti debbano andare in pianta stabile in prima squadra. Bisognerà fare anche molta attenzione a non disperdere tutto il lavoro svolto fin qui ed evitare che la squadra " si smonti". Quindi dico a tutto l'Atletico di tenere in considerazione i ragazzi, iniziando dalla struttura dove allenarsi, all'attrezzatura, ai materiali, all'abbigliamento e sopratutto alla programmazione ed a una struttura dedicata. L'Atletico deve puntare su questi ragazzi, lo meritano.

 

Quale partita da mister ti è rimasta maggiormente impressa? Quali i successi che ricordi con maggiore piacere? Quale/i sfida/e rigiocheresti per ribaltare il risultato maturato allora?

Utima di campionato di Seconda Categoria, allenavo la Borghesiana e giocavamo a Valmontone. Un solo risultato a disposizione: con la vittoria saremmo andati allo spareggio per non retrocedere proprio con il Valmontone. 2-1 per loro quando l'arbitro indica 5 minuti di recupero. Incitavo come sempre la squadra a crederci, ma era duro crederci. Su una palla buttata alla disperata in area, la loro difesa va in bambola e noi pareggiamo. Si riprende il gioco e l'arbitro indica che ci sono ancora 2 minuti da giocare. Tutti in avanti, ora ci crediamo, ma non succede nulla di rilevante. A tempo abbondantemente scaduto loro spazzano l'area, la palla arriva sulla linea di centrocampo al mio capitano, gli urlo di metterla in mezzo che la partita é finita, ma lui non mi ascolta e tira. Il portiere, un po' fuori dalla porta, fa una mezza papera e vinciamo la partita. Un apoteosi, neanche avessimo vinto la Champions, a dimostrazione che non é la categoria che da le emozioni. Per la cronaca vinciamo lo spareggio e manteniamo la categoria.

Un successo che ricordo con grande piacere non é legato ad un risultato, ma alla conquista della Coppa Disciplina con la Juniores del Torbellamonaca. Un gruppo di giocatori fantastici calcisticamente (vincemmo il campionato) che però l'anno precedente non sempre, diciamo quasi mai, erano riusciti a finire la partita in 11. Averli fatti diventare un gruppo, avergli fatto comprendere che era più importante vincere le partite che litigare con l'arbitro o gli avversari, e sopratutto che potevamo farlo in un quartiere di cui si parlava solo per cose negative, é stata una delle cose di cui vado piu orgoglioso nella mia ormai lunga carriera calcistica.

Una partita che vorrei rigiocare riguarda proprio l'Atletico. Il 4 marzo 2017 ci giochiamo il primo posto in classifica e quindi la promozione diretta in Prima Categoria a casa della capolista Polisportiva De Rossi, squadra fortissima che poi otterrà due promozioni consecutive, allenata da un ottimo mister e aiutata da un campo di piccolissime dimensioni, in cui quando hai preso le misure sei già sotto di due gol. Comunque andiamo convinti di vincere, tempo da tregenda, campo ai limiti del praticabile e, a rendere ancora più infuocato l'ambiente ad attenderci all'entrata uno schieramento di polizia chiamati da loro perché avevamo una "tifoseria pericolosa". Una vergogna, la tifoseria piu corretta e festosa che ho mai visto su un campo di calcio trattata come dei delinquenti, ma questa é una cosa che conosciamo bene, purtroppo. Comunque, tribuna stracolma, il nostro tifo caldissimo. Non abituati a sfide di vertice accusiamo la tensione, l'importanza della partita, sbagliamo tutto quello che si puo sbagliare aiutati anche da un arbitraggio che ci indispettisce e fa perdere la calma anche al giocatore/dirigente più educato e tranquillo che ho mai conosciuto, Michele Ruggiero, che in quell'occasione faceva il guardalinee e viene espulso per proteste. Comunque perdiamo 4-0 senza entrare mai in partita. Una delusione enorme, sembrava la fine del sogno promozione. Una promessa che avevo fatto in piazza il giorno della presentazione davanti alla nostra gente, quella di portare l'Atletico San Lorenzo in Prima Categoria e ora sembrava tutto perso. Poi fortunatamente non andò così, in Prima ci siamo andati ugualmente, ma ho sognato di rigiocare quella partita decine di volte.

 

Quale metodologia d'allenamento ti è più cara? Quale ritieni maggiormente efficace?

Ho preso il patentino Uefa B molti anni fa, e il corso lungo e faticoso era tenuto da un tecnico federale, tale Argiolas, ex responsabile del settore giovanile del Cagliari. Quando consegnò i diplomi ai promossi ci disse "se un giorno vengo a vedere un vostro allenamento e vedo i vostri giocatori fare inutili esercizi ginnici senza usare almeno per l 80% del tempo il pallone, vi straccio il patentino". Ecco questa é la metodologia a cui mi ispiro: tanti esercizi, tutti con il pallone, perché più lo si usa, più lo si conosce ed é anche molto più divertente, altrimenti invece che giocare a calcio avremmo potuto fare atletica.

 

La tua federazione è in attesa di decidere cosa fare del campionato. Come ritieni si debba ripartire l'anno prossimo?

Spero che l'anno prossimo possiamo riprendere a giocare, perché, visto le note carenze strutturali degli impianti, la vedo dura. In uno spogliatoio di 3m x 3m dove si cambiano più di 20 giocatori come si potranno mantenere le distanze? Il calcio é uno sport di contatto, come si concilia questo con il metro di distanza? Il momento più bello della partita é quando si esulta tutti insieme: sarà vietato come togliersi la maglia? E poi anche noi dovremmo giocare a porte chiuse? Il bello del calcio sono il tifo e i tifosi, senza diventa una cosa triste. Quindi o si può tornare in campo come abbiamo sempre fatto, ovviamente in assoluta sicurezza, oppure aspettiamo che il coronavirus sia solo un ricordo.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare ai tuoi ragazzi in vista della prossima stagione.

L'augurio più grande che posso fare é quello di rivederci presto in campo tutti a correre dietro ad un pallone. Un ultima cosa, visto che nei giorni passati si è festeggiato il 25 Aprile, voglio fare un grande augurio a tutti per la nostra festa, la Festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, un sempre eterno grazie ai Partigiani, perché senza di loro nulla sarebbe come é.

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