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Sabato, 30 Maggio 2020 19:00

L'osteria del pallone: la parola ad Alberto Caci

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, di atlete e atleti, nonché del personale tecnico che quotidianamente li allena. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Alberto Caci, stopper, capitano, cantante degli "Shots in the Dark, allenatore del calcio maschile con Pierino Greco, e da ultimo punta dell'Atletico San Lorenzo, un'istituzione rossoblù.

"Uno che nel campo, insieme al vento e al tuono, ci porta dentro l'uomo".

A lui la parola.

 

Ciao Alberto, la tua biografia sportiva, da calciatore/cestista/pallavolista e da mister/coach.

Nato a Roma nel gennaio del 1978, non ricordo un giorno senza un pallone tra i piedi, per le vie di Tor Vergata prima e poco dopo nei campetti di Viale del Policlinico. All’età di 6 anni, tramite delle conoscenze di famiglia, comincio la scuola calcio all’Achillea nel quartiere di Talenti. Fu su quel campo di Via Sibilla Aleramo che fui “incastrato” da Mister Pinto nel ruolo che poi ho ricoperto per tutta la mia vita calcistica, il difensore centrale. Le mie intenzioni erano altre... io volevo fare gol. Mi ricordo come fosse ieri quel momento (voi direte che è impossibile, ma ce l’ho stampato nella mente). Nelle prime partitelle era tutto un divertirsi, tutti appresso al pallone, poi, piano piano si cominciava, sempre divertendosi come matti, a fare sul serio. Mister Pinto mi dice di giocare in difesa come stopper (quanto amo questo termine) e io subito gli chiedo: ”Mister, ma si segna facendo lo stopper?” e lui: ”Sì Alberto, si segna”. Quelle parole erano un sogno, ma in realtà mi aveva incastrato bene bene. Non so se mi aveva messo lì perché aveva un ruolo scoperto o perché aveva visto qualcosa dello stopper in me, fatto sta che quel numero 5 sulle spalle non me lo sono più levato.

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(con l’Achillea sotto la Curva Sud dell'Olimpico)

Pochi anni dopo (dovevo cominciare gli esordienti) il grande Mister Giacinto Farese mi porta con lui alla gloriosa Spes Montesacro dove sono arrivato a giocare fino all’Eccellenza

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(in campo con gli Esordienti della Spes Montesacro)

Un paragrafo importantissimo della mia esperienza alla Spes lo merita la stagione 1996/97. Non riesco a trovare aggettivi per quella squadra, forse il più giusto è "unica". Alessandro ”Mario” Brega, Maurizio Di Carlo, Francesco Ricci, Daniele Cecchetti, Valerio Santaniello, Thomas De Nigris, Alessio Valentini, Alessio Cappella (C), Mauro Mollica, “Kike” Flore, Fabrizio Paoletti, Fabrizio Falcucci, Riccardo Cameracanna (tornato per le finali nazionali dopo una parentesi a Firenze nella Fiorentina), Giorgio Cini, Luca Pieroni. Una squadra di matti gestita da un grande tecnico, Mister Pacifico Temperini. Quella stagione partì prestissimo, la maggior parte di noi si aggregò alla prima squadra in Eccellenza già dal 5 agosto, e partita dopo partita cominciammo a capire che eravamo veramente forti. Il campionato lo vincemmo da imbattuti senza mai soffrire, pareggiammo solo 2 partite, una a Fidene e l’altra al campo dei ferrovieri con il Delle Vittorie. Il girone che doveva portarci alla finale del campionato regionale Juniores ci vedeva affrontare il Casalotti, la Romulea ed il Pomezia. Nella prima partita non ci fu storia, vittoria per 0-2, nella seconda ci fu la prima impresa... la Romulea era una grande squadra e lo dimostrò subito: primo tempo 2-0 per loro. Dovevamo affrontare i secondi 45 minuti in 10 uomini. Non eravamo squadra da abbatterci, ma, ripeto, la Romulea era una grossa squadra. Non riuscivamo a sfondare anche se il pallino del gioco era sempre il nostro, fino a che Alessio Valentini riesce nell’ultimo quarto d’ora ad accorciare le distanze. Ultimo minuto, punizione dal lato sinistro dell’area avversaria, cross, riesco a liberarmi della marcatura avversaria, stacco, gol. Una gioia immensa e con il pareggio ed il risultato precedente tra Romulea e Pomezia, nell’ultima sfida avevamo a disposizione 2 risultati su 3. Tranquilli, Spes Montesacro - Pomezia 1-0. Si va in finale contro il Collatino. Si gioca a Settebagni sui campi dell’ex Banco di Roma. Eravamo indubbiamente i favoriti, e lo dimostrammo, 2-0. Eravamo i campioni Juniores Regionali 1996/97. Imbattuti, inarrivabili a tutti. L’ultimo trofeo vinto dalla Spes nella sua storia. Comincia ora la cavalcata per lo scudetto. Sulla nostra strada troveremo l’Alghero negli ottavi di finale (1-1 in terra sarda, 5-1 a via Nomentana) il Posillipo nei quarti (1-1 a Roma, 1-2 in rimonta a Napoli) e la Vigor Lamezia in semifinale (1-3 in Calabria, 0-0) da noi. È finale scudetto contro il San Marino sul campo neutro di Foligno. Ecco per me questa partita è un po’ come Roma - Liverpool, non si è mai giocata... Lo sapete che c’è? Che quando uno dopo un anno non ha mai perso, ma proprio mai, perdere proprio l’ultima partita per 1-0 su un gol viziato da un fallo di mano e con la squadra rimaneggiata dalla varicella, uno non fa fatica a scordarsela, io ancora la devo giocà quella partita.

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(con la Spes Montesacro campione Juniores Regionale 96/97)

Finito questo memorabile anno passiamo in prima squadra fino, qualche anno dopo, al fallimento della società. È finita un’epoca, si comincia a diventare grandi e a fare le prime cazzate, come quella di smettere di giocare per 2 anni (2000/2001) dove mi sono dilettato nel pugilato nei primi momenti della grandiosa Palestra Popolare San Lorenzo sotto gli insegnamenti del grande maestro Paolo Arioti.

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(il diploma di un incontro di "soft boxe" con la Palestra Popolare San Lorenzo in una riunione a Casalbruciato)

Ma il calcio è un’ altra cosa per me! Ricomincio a 23 anni in prima categoria con il Certosa dove incontro un altro maestro di calcio, Mister Piero Moretti (purtroppo scomparso poche settimane). Comincia qui il mio girovagare anno per anno: due stagioni al Certosa, poi Sud Italia, Real Tuscolano (dove ho incontrato tanti che ora posso chiamare “fratelli”), Vigor Perconti fino a novembre (le ultime tre squadre con il grande Peppe Collu) e poi il passaggio in un’altra squadra molto importante della mia vita: l’Asd Trigoria. Arrivo in Via dei Compositori in punta di piedi portato dal mio vecchio mister Piero Moretti (nel frattempo avevamo cominciato a lavorare insieme). Era una Seconda Categoria con tanta voglia di crescere. Trovai un gruppo eccezionale di grandi giocatori e soprattutto grandi uomini. Gabriele Mazza, Nazareno Passeri, Luca Di Cataldo, Enrico Bruschetti, Massimo Marotta, Marco Tanari, Andrea Acerbi, Lillo Ricciardi e tanti altri. E’ qua a Trigoria che do il meglio di me - sarà stato che quando tirava vento da qualche km più giù arrivava un odore entusiasmante, ahahahah - sia dal punto di vista del gioco, sia sotto l’aspetto realizzativo: tanti gol, tanti di testa, tantissimi su punizione. Sì, nel frattempo quello che rubava la palla e l’appoggiava a chi la sapeva gestire meglio di lui, grazie alla voglia e all’allenamento, già cominciato dai tempi del primo Certosa sempre con mister Moretti, ha cambiato pelle. E' diventato un difensore regista, uno da dribbling da ultimo uomo da far infuriare i mister, uno che sapeva metterla sotto l’incrocio su punizione. Memorabile la partita con la Vivace Grottaferrata, 3-2 con una mia tripletta con tre gol tutti su punizione dal limite. Come finì? In 4 anni arrivammo dalla Seconda Categoria alla Promozione con un altro grande professionista della panchina, Mister Massimiliano Corbo.

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(copertina di un giornale locale per il primo campionato vinto con il Trigoria)

Dopo la splendida parentesi a Trigoria torno al Certosa dove trovo, forse, la squadra più forte, a livello di prime squadre, dove io abbia mai giocato. Alfredo Egizi, Stefano e Marco Sanetti, Danilo Pomella, Alessandro De Cesaro, Daniele Pietrobono, Alessandro Liviero, Daniele Campanale, Diego Tosi, un giovanissimo Giordanino, per citarne alcuni. Non vincemmo niente, e veramente non riesco ancora a spiegarmi il perché. Dopo il ritorno al Certosa, rimango in Via di Centocelle, ma con la maglia dell’Alberone per qualche anno fino ad arrivare al nostro amato Atletico San Lorenzo. Ero in vacanza e mi chiama Mariano: parliamo dell’Atletico, a cui mi ero appassionato visto il carattere della nuova compagine, una squadra con azionariato popolare, una squadra senza padroni, la squadra del quartiere che più amavo ed amo ancora. Mi dice che era stato ripescato in Seconda Categoria. “Che fai vieni a giocare con noi?”. Come fare a non accettare la proposta del fiore della Sila? Si comincia ai Cavalieri di Colombo, si vede e si sente nell’aria che è tutto un altro tipo di calcio e, seppur può sembrare una frase negativa, beh vi sbagliate, non lo è proprio. Certo dei limiti a livello organizzativo e strutturale c’erano rispetto alle mie passate esperienze, sarebbe da falsi non dirlo, ma l’amore e la passione che tutte le persone che partecipavano a questo progetto ci mettevano ti facevano superare tutte le perplessità che magari potevano venire a galla (qui il racconto di quel periodo dell'Atletico). Poi vogliamo parlare della domenica al Campo Artiglio dove giocavamo in casa, ed ogni trasferta in qualsiasi paese della regione, con un centinaio di persone che gridano il nome della tua squadra? Una cosa bellissima, splendida, che non ha eguali. Ogni partita che tu vinca o perda esci dal campo felice, certo se vinci mejo...

(una domenica sugli spalti del Campo Artiglio)

Con il passare del tempo ho cercato di rendermi sempre più utile a questo sogno chiamato “calcio popolare”. Certo, potevo e posso fare di più, partecipare a più assemblee di gestione, organizzare serate per “alzare” qualche soldo in più, è vero, ma penso che anche tenere alto il livello sportivo in questo tipo di calcio sia importante. E questo ho fatto e cerco ancora di fare. Dal terzo anno ho preso l’eredità di Biscottino diventando, con grande gioia e gratitudine, il capitano della compagine rossoblu sanlorenzina. Siamo riusciti in questi anni, dopo una bella cavalcata, ad arrivare in Prima Categoria come terzi classificati sotto la guida di una grande persona qual'è Mister Fernando Marfurt (qui il racconto di quella stagione). Sono continuati ad arrivare tanti gol, segnando il mio record personale di 11 gol in una stagione, purtroppo in quella della retrocessione, e buone prestazioni anche se l’età avanzava e gli infortuni cominciavano a farsi vedere. Fino a quando due anni fa ho deciso di appendere gli scarpini al chiodo e di proseguire l’avventura atletica dalla panchina come allenatore affiancato da una persona fantasticamente preparata come Pierino Greco.

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(una foto di gruppo dell'Atletico nella prima stagione di allenatore insieme a Pierino)

Le difficoltà sono state tante. Non è facile passare da giocatore ad allenatore in così poco tempo, ma grazie a Pierino le cose sono andate abbastanza bene, piazzandoci al sesto posto dopo un girone di ritorno da record. Quest’anno, forse per qualche mancato arrivo dell’ultimo momento e qualche infortunio, le cose non stavano andando benissimo, così ho deciso, con il consenso di tutta la squadra, di riallacciare quelle scarpette che per troppo tempo si erano impolverate sullo scaffale, ma in una nuova veste, la punta centrale. Ci siamo ripresi, non solo grazie a me, ma perché chi indossa questa maglia lo sa che non si può e non si deve mollare mai. Comunque tornando all’inizio della storia tocca dì che Mister Pinto c’aveva ragione: da stopper se segna!!!

 

Qual è il mister del calcio (del presente o del passato) a cui ti ispiri? Quale invece l'atleta? Perché?

Aldair senza alcun dubbio, per la sua calma ed eleganza. Da allenatore sicuramente Oronzo Canà, la sua schiettezza e la sua praticità non ha eguali.

 

Qual è il calciatore più forte che hai allenato? E quello avversario che ti ha maggiormente impressionato? Il giocatore più forte con cui hai mai giocato? L'avversario più ostico da affrontare?

Il calciatore più forte che ho allenato in questo anno e mezzo è Daniele Mulè. Ascolta ogni consiglio, lo mette in pratica mettendoci sempre il 100% delle sue potenzialità. Lui è uno che ama il calcio, i sacrifici che fa per praticare questo sport sono una pubblicità imparagonabile per qualsiasi bambino che si affaccia su un prato verde. Il calciatore che più mi ha impressionato è un centrocampista del Gerano, non conosco il nome, una bestia. Il giocatore più forte con cui ho giocato? Ce ne sono tanti, io ci metterei tutta la rosa della Spes Montesacro della stagione 96/97, tanta tanta roba. Per quanto riguarda l’avversario, ce n’è solo uno che mi ha messo sempre in difficoltà, Andrea Ceneroni, al tempo giocava con il Pian Due Torri.

 

Quale metodologia d'allenamento ti è più cara? Quale ritieni maggiormente efficace?

Non ho una metodologia preferita o meglio ho passato così poco tempo su una panchina che ancora lo devo capire. Comunque la prima regola è il divertimento applicato al lavoro.

 

Cosa ne pensi della federazione a cui è affiliata la tua squadra (Lnd)? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa cambieresti e cosa pensi debba fare una squadra di calcio/popolare all'interno delle federazioni?

Sulla federazione Lnd non penso niente, odio tutti indistintamente.

 

Quale partita in maglia rossoblu ti è rimasta maggiormente impressa? Quale da mister? Quali i successi che ricordi con maggiore piacere? Quale sfida rigiocheresti per ribaltare il risultato maturato allora?

La partita che ricordo volentieri è quella a Castel Madama dove ho segnato una tripletta (due di testa ed uno su punizione). Ero quasi ko per una pubalgia terribile e fino alla fine ho pensato seriamente di non farcela, ma poi quando vedi ‘na trentina de persone assembrate sotto una specie de chiesetta sconsacrata che cantavano a squarciagola come fai a nun giocà? E tripletta fu! La partita che da mister mi è rimasta più impressa è l’andata contro il Pro Appio dello scorso anno. Non so dire quanti eravamo/eravate in tribuna, bellissimo.  La partita che rigiocherei da atleta è sicuramente il ritorno con il De Rossi, quella che rigiocherei da mister è la stessa contro il Pro Appio, quel loro pareggio alla fine ancora non l'ho digerito.

 

Col passare degli anni, nella crescita della polisportiva, il settore giovanile sta assumendo un'importanza sempre maggiore: da quest'anno si è fatto il grande salto nei campionati federali. Come giudichi questa nuova esperienza? Quale ruolo dovrebbe giocare un settore giovanile popolare nel mondo delle scuole calcio? Quali attenzione verso ragazze e ragazzi nella fase di crescita?

Il lavoro fatto dall’Atletico San Lorenzo sul settore giovanile è fantastico. Siamo partiti con una manciata di bambini arrivando in così pochi anno ad oltre 100 iscritti. Abbiamo squadre nei campionati federali... e chi se lo poteva immaginare. C’è tanto da imparare da situazioni come queste, da realtà come l’Atletico San Lorenzo.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare alla tua polisportiva.

Spero che questa situazione finisca il prima possibile e che a settembre si possa ricominciare tutto nella normalità, per il bene dei nostri bambini, ragazzi e ragazze che danno l’anima per questa società.

 

SEMPRE E OVUNQUE FORZA ATLETICO SAN LORENZO!

 

Una carrellata di immagini per ripercorrere la lunga traiettoria di Alberto nell'Atletico San Lorenzo

 

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(stagione 2014/2015, appena arrivato in rossoblù, esultanza dopo il gol a San Basilio, qui il racconto di quella partita) 

 

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(in campo da "stopper che imposta" a Cerreto, qui un racconto in video di quella trasferta) 

  

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(sempre a Cerreto, con Mariano durante uno dei tanti pranzi post-partita)

 

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(al centro della difesa a comandare la squadra)

 

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(sotto la chiesa sconsacrata il giorno che Alberto stava ko, e fece tre gol!) 

 

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(una partita al Campo Artiglio, qui un racconto di quel periodo dell'Atletico)

 

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(il numero 5 sulla maglia ed il pallone tra i piedi...) 

  

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(... e l'esultanza dopo un gol) 

  

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(mani sui fianchi in un momento di riposo in campo)

 

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(una classica "chiacchierata" di Alberto con uno dei cari "amici" arbitri)

 

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(ancora una corsa dopo un gol) 

 

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 (inizio stagione 2015/2016, amichevole con la Spartak Lidense) 

 

(prima giornata di campionato, gol di Alberto e corsa sotto la curva)

 

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(che si vinca o che si perda, il saluto ai tifosi a fine partita)

 

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(una delle prime partite di Alberto da capitano) 

 

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(una foto di squadra della stagione 2015/2016, qui un album fotografico di quella partita di Chicca Zarroli)

 

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(in campo in rossoblu sul terreno del Vittiglio) 

 

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(abbracci dopo un gol) 

 

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(Alberto calcia al volo in uno dei suoi gesti tecnici più comuni)

 

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(Alberto sugli spalti con uno striscione in difesa della Palestra Popolare San Lorenzo)

 

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(il capitano si ferma con i tifosi a fine partita)

 

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(rossoblù è il colore, orgoglio del quartiere)

 

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(fine stagione 2015/2016, si festeggia la salvezza)

 

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(Albertone con Lorenzino)

 

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(stagione 2016/2017, prima di campionato in casa, foto sotto la curva)

 

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(foto di gruppo della stagione dell'assalto al cielo, qui il racconto di quella magica annata)

 

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(festeggiando una vittoria negli spogliatoi)

 

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(un ingresso in campo con i bambini del settore giovanile atletico)

 

(video dei festeggiamenti negli spogliatoi dopo un'ennesima vittoria)

 

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(Albertone e Chicca in rossoblù)

 

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(inizio stagione 2017/2018, promesse di inizio anno del capitano in piazza)

 

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(foto di gruppo della squadra all'esordio in Prima Categoria) 

 

(quarta di campionato, gol di Alberto sotto le note di "tatatatataà" e la curva impazzisce)

 

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(primo pareggio in Prima Categoria, il capitano festeggia così)

 

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(Alberto in versione cantante degli Shots in the Dark a una serata atletica)

  

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(ancora immagini di quella serata, qui un bellissimo album fotografico di Simone Fumasoli)

 

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(Alberto con i Dalton Bootboys canta l'inno atletico in versione punk rock)

 

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(il capitano con la squadra festeggiando la fine di una partita)

  

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(Atletico San Lorenzo vs Certosa, "ultima" partita in campo per Alberto, qui l'album fotografico di quella giornata)

 

(il saluto della curva rossoblù per capitan Alberto Caci)

 

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(e il saluto di Alberto alla sua curva)

  

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(con regalo della maglia a Pozzo)

 

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(il saluto finale con la squadra)

 

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(festa di fine stagione 2017/2018, il nuovo capitano Bob consegna la targa al vecchio capitano)

 

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(ancora Alberto con Lorenzino) 

 

(video con le impressioni di Alberto dopo la prima riunione dello staff tecnico dell'Atletico)

 

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(presentazione stagione 2018/2019, Alberto parla alla piazza da allenatore dell'Atletico San Lorenzo)

  

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(una delle prime partite sulla panchina rossoblù)

 

(partita di andata sul campo del Pro Appio, un pareggio amaro ma si festeggia lo stesso)

 

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(concerto di Filippo Andreani al Cinema Palazzo, Alberto al microfono, qui un album fotografico della serata di Fabrizio De Finis)

 

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(Mister Alberto con la squadra)

 

(il saluto a Sigaro con Alberto che porta dei fiori per lui, Avanti Uniti!)

 

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(Alberto dà indicazioni ad un calciatore prima di scendere in campo)

 

(partita di ritorno con il Pro Appio, il calcio popolare siamo noi, qui un album fotografico della giornata)

 

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(mister Alberto Caci a bordo campo) 

  

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(e poi in campo per un'amichevole, prove tecniche di rientro?)  

 

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(ancora a bordo campo con Mister Pierino Greco) 

 

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(nella cucina del Cinema con i ragazzi della squadra)

 

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(pranzo di Natale 2019, tutti insieme per l'Atletico)

  

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(Roviano, 22 dicembre 2020, il ritorno in campo...)

 

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(di nuovo a correre sul rettangolo verde...)

 

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(e di nuovo a festeggiare sotto la curva)

 

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(Alberto Caci col numero 10 ascolta i consigli di Mister Pierino)

 

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(ingresso in campo con Lorenzino per mano)

 

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(Alberto e Lorenzo, passaggio del testimone?)

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